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# Grammatica araba: che cos’è l’i’rab e come funzionano i casi

L’i’rab è la desinenza che segna la funzione di ogni parola nella frase araba. Nahw, sarf, i quattro stati e una frase analizzata parola per parola.

Pubblicato il 2026-10-10 · Scritto da Amaan

## Che cos’è l’iʿrāb nella grammatica araba?

L’iʿrāb (anche i’rab o irab) è la desinenza che mostra la funzione di una parola araba nella frase. I nomi hanno tre casi: -u per il soggetto, -a per il complemento oggetto, -i dopo preposizione o per il possessore. Il verbo al presente ha tre modi. Sono vocali brevi: un testo non vocalizzato non le stampa, le supplisce chi legge.

Il ṣarf, la morfologia, è il modo in cui una parola si costruisce da una radice e da uno schema. Il naḥw, la sintassi, è quello che la parola fa nella frase. L’iʿrāb appartiene al naḥw.

Al-Ājurrūmiyyah, il breve manuale imparato a memoria per secoli, definisce l’iʿrāb come il cambiamento alla fine delle parole causato da ciò che le regge, in quattro stati: rafʿ, naṣb, khafḍ (detto anche jarr) e jazm.

I nomi prendono rafʿ, naṣb e jarr. Il verbo al presente prende rafʿ, naṣb e jazm. I segni abituali sono ḍamma -u, fatḥa -a, kasra -i e sukūn, nessuna vocale.

Le desinenze si stampano di rado: la grafia araba standard non indica il caso, a parte l’alif che si scrive su un nome indeterminato all’accusativo. Sono segnate nel Corano e nei libri per bambini e per chi impara.

In قَرَأَ الطَّالِبُ كِتَابًا جَدِيدًا فِي الْمَكْتَبَةِ, «lo studente ha letto un libro nuovo in biblioteca», sei parole mostrano tutti e tre i casi del nome.

Per il Corano, il Quranic Arabic Corpus dà gratis la grammatica di ogni parola. Per qualsiasi altro testo, etichettare in automatico la funzione di ogni parola è ancora software di ricerca, e la strada resta un manuale con un insegnante.

## Naḥw e ṣarf: due scienze, una sola frase

La grammatica araba tradizionale divide il lavoro in due. Il ṣarf, la morfologia, studia la parola da sola: la sua radice, il suo schema, come un verbo cambia secondo la persona e il tempo, come un nome diventa plurale. Il naḥw, la sintassi, studia la parola in compagnia: che cosa fa nella frase e quale desinenza ne riceve.

A chi legge servono entrambi. Il ṣarf risponde a «che parola è questa?»: كَاتِب è «uno che scrive» per via del suo schema. Il naḥw risponde a «chi ha fatto che cosa a chi?»: lo stesso nome è soggetto con una desinenza e complemento oggetto con un’altra. Chi a scuola ha fatto l’analisi grammaticale e l’analisi logica ha già in mano la distinzione: la prima guarda la parola, la seconda la frase.

L’iʿrāb, scritto anche i’rab o irab, è la parte del naḥw che si occupa di quelle desinenze. La parola significa «rendere chiaro», ed è esattamente il suo compito.

## Che cos’è esattamente l’iʿrāb?

Al-Ājurrūmiyyah, il breve manuale medievale dello studioso marocchino Ibn Ājurrūm, apre l’argomento con una definizione che gli studenti imparano a memoria da allora: l’iʿrāb è il cambiamento alla fine delle parole causato dai reggenti che agiscono su di esse. Gli stati che nomina sono quattro.

Il rafʿ è lo stato del soggetto, nella frase verbale come in quella nominale, ed è segnato dalla ḍamma, -u: le grammatiche italiane lo chiamano nominativo. Il naṣb segna il complemento oggetto e diverse altre funzioni, con la fatḥa, -a: è l’accusativo. Il jarr, che il manuale chiama khafḍ, segue una preposizione o segna il possessore nello stato costrutto, con la kasra, -i; è il genitivo, e appartiene solo ai nomi. Il jazm appartiene solo ai verbi ed è segnato dal sukūn, cioè da nessuna vocale.

Questi sono i segni di base. I duali, i plurali sani, un piccolo gruppo di nomi e alcuni verbi mostrano gli stessi quattro stati con delle lettere invece che con le vocali brevi, ed è in buona parte quello che insegnano i capitoli centrali di qualsiasi grammatica.

## Perché imparare desinenze che non si stampano?

Perché ci sono, stampate o no. La grafia araba standard non indica il caso. Le vocali brevi che lo portano mancano nei giornali, nei romanzi e nei siti web, e sono scritte nel Corano e nei libri per bambini e per chi impara. Chi legge un testo non vocalizzato ricava le funzioni dall’ordine delle parole, dalla concordanza e dal senso. Chi conosce l’iʿrāb le ricava più in fretta e le può verificare.

Le desinenze spiegano anche lettere che invece si stampano. L’alif alla fine di كِتَابًا è una desinenza dell’accusativo che si vede. La differenza fra مُسْلِمُونَ e مُسْلِمِينَ, «musulmani» come soggetto e come complemento oggetto, è iʿrāb scritto con le lettere.

E decidono le letture che l’ordine delle parole lascia aperte. Nell’esempio di rito dei grammatici, ضَرَبَ زَيْدٌ عَمْرًا, «Zayd ha colpito ʿAmr», l’alif sul secondo nome lo indica come quello colpito, ovunque stiano i due nomi nella frase.

## Una frase, parola per parola

Ecco una frase abbastanza corta da tenerla a mente: قَرَأَ الطَّالِبُ كِتَابًا جَدِيدًا فِي الْمَكْتَبَةِ, «Lo studente ha letto un libro nuovo in biblioteca». Ha un verbo, un soggetto, un complemento oggetto, un aggettivo e un complemento introdotto da una preposizione, e mostra tutti e tre i casi del nome.

L’analisi di questa guida segue l’ordine che userebbe un insegnante: dire che tipo di parola è, dire che funzione ha, dire in che stato si trova e quale segno lo mostra. Questa risposta in più parti è ciò che si intende con «fare l’iʿrāb» di una parola: la sua analisi grammaticale, alla maniera araba.

C’è una seconda costruzione che conviene incontrare presto, perché ribalta un’aspettativa. إِنَّ اللَّهَ غَفُورٌ رَحِيمٌ, «In verità Dio è perdonatore, misericordioso», chiude molti versetti del Corano. La particella إِنَّ mette al naṣb il soggetto che la segue, e così il nome di Dio porta -a, mentre ciò che se ne dice resta al rafʿ con -un. Il Quranic Arabic Corpus analizza la frase allo stesso modo: una particella che regge l’accusativo, un nome proprio all’accusativo, un nome al nominativo e un aggettivo al nominativo.

## Quanta grammatica serve per cominciare a leggere?

Meno di quanta ne suggerisca un libro di grammatica, e in un ordine preciso.

Da lì in poi il percorso tradizionale è ben segnato. Al-Ājurrūmiyyah è il primo testo, conciso proprio perché lo si potesse imparare a memoria. L’Alfiyya di Ibn Mālik, una grammatica in circa mille versi, è quello più ampio; insieme, i due sono stati la base dell’istruzione di chi cominciava nelle società arabe fino al Novecento. Di al-Ājurrūmiyyah esistono traduzioni inglesi, la più antica di J. J. S. Perowne, del 1852. In italiano, il manuale storico è la Grammatica teorico-pratica della lingua araba di Laura Veccia Vaglieri, scritta nel 1936 e riproposta dall’Istituto per l’Oriente con la parte pratica riveduta da Maria Avino.

- I due tipi di frase: quella che comincia con un nome, la nominale, e quella che comincia con un verbo, la verbale.
- Lo stato costrutto: due nomi affiancati, il secondo al jarr.
- La concordanza: l’aggettivo copia genere, numero, determinazione e caso del suo nome.
- I tre casi e i loro segni di base, come nella frase qui sopra.
- Le parole che cambiano un caso: le preposizioni, إِنَّ e le sue sorelle, كَانَ e le sue sorelle.
- I modi del verbo al presente dopo لَنْ, أَنْ e لَمْ.

## Quali strumenti aiutano con la grammatica araba?

Per il Corano esiste una risorsa gratuita eccezionale. Il Quranic Arabic Corpus, dell’Università di Leeds, mostra grammatica, sintassi e morfologia di ogni parola del Corano, con l’iʿrāb tradizionale scritto accanto. Scegli un versetto che conosci e leggine l’analisi.

Per qualsiasi altra frase, etichettare in automatico la funzione di ogni parola è ancora un problema di ricerca. Gli strumenti che ci provano sono parser costruiti per i linguisti, e i loro errori sono difficili da cogliere per chi impara. Le strade affidabili sono un manuale con un insegnante, o un corso che insegni le strutture su frasi reali.

I dizionari coprono bene la metà che riguarda il ṣarf. Un buon dizionario per chi impara mostra il presente, l’imperativo e il nome verbale di un verbo, il plurale di un nome, e la radice e lo schema che ci stanno dietro.

## Dove entra Fasaha, e dove no

Fasaha è più forte sul versante del ṣarf e sulla lettura. Ogni parola che tocchi mostra la forma del dizionario, la parte del discorso, la radice e lo schema, e per verbi e nomi le forme che servono a riconoscerla di nuovo: presente, imperativo, nome verbale, plurale. I suoi testi graduati sono scritti con i segni vocalici, desinenze dei casi comprese, e man mano che migliori puoi ridurli o toglierli. Il suo strumento di traduzione restituisce qualsiasi frase tu digiti, incolli o inquadri con i segni vocalici e una scomposizione parola per parola.

Non è un analizzatore di iʿrāb. Non etichetta il soggetto, il complemento oggetto o lo stato di ogni parola di una frase, e non insegna il tajwīd né il tafsīr. Per la grammatica del Corano parola per parola, usa il Quranic Arabic Corpus. Per un corso completo di grammatica, la via maestra resta un insegnante con un manuale.

## La frase, parola per parola

قَرَأَ الطَّالِبُ كِتَابًا جَدِيدًا فِي الْمَكْتَبَةِ. Ogni riga dà il tipo di parola, la sua funzione e il suo stato con il segno che lo mostra.

1. Verbo: قَرَأَ — lesse, ha letto
2. Soggetto: الطَّالِبُ — lo studente
3. Complemento oggetto: كِتَابًا — un libro
4. Aggettivo: جَدِيدًا — nuovo
5. Preposizione: فِي — in
6. Nome dopo una preposizione: الْمَكْتَبَةِ — la biblioteca

I quattro stati dell’iʿrāb con i loro segni abituali. I nomi prendono i primi tre; il verbo al presente prende il primo, il secondo e il quarto.

| Stato | Segno abituale | Nei nomi | Nel verbo al presente | Esempio |
| --- | --- | --- | --- | --- |
| Rafʿ (nominativo, indicativo) | ḍamma, -u | Il soggetto della frase verbale; soggetto e predicato della frase nominale | Il presente indicativo | الطَّالِبُ يَقْرَأُ (lo studente legge) |
| Naṣb (accusativo, congiuntivo) | fatḥa, -a | Il complemento oggetto; tempo, modo e altro | Dopo أَنْ, لَنْ e كَيْ | لَنْ يَقْرَأَ كِتَابًا (non leggerà un libro) |
| Jarr o khafḍ (genitivo) | kasra, -i | Dopo una preposizione; il possessore nello stato costrutto | Nessuno | فِي الْمَكْتَبَةِ (in biblioteca) |
| Jazm (iussivo, detto anche apocopato) | sukūn, nessuna vocale | Nessuno | Dopo لَمْ, nei divieti e in alcune frasi condizionali | لَمْ يَقْرَأْ (non ha letto) |

### Che cos’è l’iʿrāb, in parole semplici?

La desinenza di una parola che ne mostra il compito nella frase. Un nome finisce in -u quando è il soggetto, in -a quando è il complemento oggetto e in -i dopo una preposizione o come possessore nello stato costrutto. Il verbo al presente ha desinenze sue.

### Che differenza c’è fra naḥw e ṣarf?

Il ṣarf riguarda la singola parola: radice, schema, forme del verbo, plurali. Il naḥw riguarda la frase: le funzioni e le desinenze che le segnano. I dizionari aiutano soprattutto con il ṣarf; i libri di grammatica insegnano soprattutto il naḥw.

### Serve la grammatica per capire il Corano?

Ti serve l’ossatura: i casi, i due tipi di frase e le particelle che cambiano un caso. Il Corano si stampa con tutte le vocali, quindi le desinenze si vedono, e il Quranic Arabic Corpus mostra la grammatica di ogni parola.

### Esiste una traduzione di al-Ājurrūmiyyah?

Sì. La più antica in inglese è quella di J. J. S. Perowne, del 1852, che stampava l’arabo vocalizzato accanto all’inglese, e traduzioni e commenti successivi si trovano a stampa e online. La voce di Wikipedia dedicata al testo segnala anche un commento con traduzione italiana, di Sarah Mattioli.

### C’è un’app che fa l’iʿrāb di qualsiasi frase?

Nessuna che possiamo consigliare a chi impara. Per il Corano, il Quranic Arabic Corpus dà un’analisi completa senza costi. Per gli altri testi l’analisi automatica è ancora software di ricerca, e i suoi errori sono difficili da cogliere per chi impara.

### Fasaha insegna la grammatica araba?

La sostiene attraverso la lettura: testi vocalizzati con le desinenze dei casi, un dizionario arabo-italiano che mostra radice, schema e forme del verbo, e la scomposizione parola per parola di qualsiasi frase. Non etichetta la funzione grammaticale di ogni parola.

## Fonti

- [Wikipedia, ʾIʿrab (the three cases, the moods, and when endings are written or pronounced)](https://en.wikipedia.org/wiki/%CA%BEI%CA%BFrab)
- [Wikipedia, Al-Ajurrumiyya (Ibn Ājurrūm’s primer; Perowne’s 1852 English translation)](https://en.wikipedia.org/wiki/Al-Ajurrumiyya)
- [Wikipedia, Alfiya (Ibn Mālik’s grammar in about a thousand lines of verse)](https://en.wikipedia.org/wiki/Alfiya)
- [Quranic Arabic Corpus, University of Leeds (morphology, syntax and root of every word in the Qurʼan)](https://corpus.quran.com/)
- [Quranic Arabic Corpus, word by word, verse 2:199 (inna llāha ghafūrun raḥīm)](https://corpus.quran.com/wordbyword.jsp?chapter=2&verse=199)
- [Libreria Universitaria, scheda di Laura Veccia Vaglieri, Grammatica teorico-pratica della lingua araba, vol. 1 (Istituto per l’Oriente C. A. Nallino; scritta nel 1936, parte pratica riveduta da M. Avino), consultata il 10 ottobre 2026](https://www.libreriauniversitaria.it/grammatica-teorico-pratica-lingua-araba/libro/9788897622017)

## Chi è Fasaha

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- [Il francese ha la غ, il tedesco la خ, lo spagnolo la ر: la scorciatoia continentale verso l’arabo](https://fasaha.app/it/blog/continental-european-shortcut-to-arabic): All’inglese mancano le fricative uvulari e le desinenze dei casi, e per questo l’arabo sembra alieno. Francese, tedesco e spagnolo hanno già i suoni, i casi e gli ordini delle parole che servono, inscritti nelle loro abitudini vocali e grammaticali. L’italiano, con le sue doppie, porta un vantaggio tutto suo.
- [Dizionario arabo-italiano con le radici: quali strumenti le mostrano, e come si cerca una parola](https://fasaha.app/it/blog/arabic-english-dictionary-app-with-roots): Cercare una parola araba nasconde tre passaggi: togliere quello che le è attaccato, trovare la radice, scegliere fra parole scritte allo stesso modo. Che cosa fa per te ogni tipo di dizionario, con otto parole che nascondono la radice.
